
I consulenti sono il sistema per coprire i buchi di professionalità all'interno dell'Ente, e andrebbe anche bene quando tali professionalità non sono presenti. Ma i dipendenti delle varie P.A. sono sempre più spesso laureati o tecnici qualificati che, per amore o per forza, non hanno intrapreso la strada della libera professione. Tuttavia le P.A. ricorrono con sempre maggior frequenza ad incarichi a consulenti esterni nonostante la loro ricchezza interiore di personale competente. Si fatica poco a scoprire che tali consulenze sono spesso molto ben pagate e a favore di dei soliti noti, amici di amici, segnalati dal partito, figli di Tizio, cugini di Caio, protetti di Sempronio. Farli lavorare significa farsi amici o tenersi buono questo o quell'altro esponente politico, sempre comodo in fase scalata a posti dirigenziali sempre di maggior livello. Gli stipendi alti, poi, spesso servono anche a giustificare budget elevati: perchè si sa, come dirigente conti se hai molto personale e un budget consistente. Fare bene oggettivamente il proprio lavoro è assolutamente secondario, il fare bene è chiaramente soggettivo.
Questo porta ad una mancata ulteriore crescita professionale della manovalanza (qualificata ma manovalanza) che è relegata a fare da scribacchino, porta borse, portalettere, portami un caffè ("privilegio" solitamente lasciato alle donne).
La cosa buffa a cui poi si assiste è che l'Ente si beatifica del contributo del tal rinomato consulente, che a sua volta si gloria di avere prestato la sua opera per il tal Ente. Un bellissimo sistema di autoreferenziazione. Anche se tutti sanno che il consulente (anche quello legale!) molto spesso scrive quello che vuole si scriva; la sua bravura sta infatti proprio nella capacità di motivare bene quella che è la posizione più gradita al committente.
L'altra cosa meno buffa è che i soldi sono i comunque i nostri, e che si trovano anche consulenti che sono pagati per non far nulla. Ma forse, piuttosto che far dei danni, è meglio stare fermi, tanto ti pagano comunque.